C'era una volta, in un paese lontano lontano, una principessa. Troppo banale come inizio? Decisamente, banale... C'era una volta in un paese lontano lontano la Principessa Alessandra (discendente dei pontefici Sisto I, Sisto II, Sisto III, Sisto IV, Sisto V, della magnificientissima gens dei SISTI). Viveva in uno splendido castello in cima al monte più alto del suo principato, quel Principato di Monte Mario e di Torrevecchia di cui hanno cantato fior fior di poeti, e governava saggiamente per grazia di Dio e volontà dei sudditi.
Il castello, circondato da uno splendido parco, cornice di feste e ricevimenti memorabili a base di humus rinforzato e di altre preziose prelibatezze, era sorvegliato da due felini magici, sotto le cui spoglie si nascondevano altrettanti potenti maghi, assunti dalla fata madrina della principessa, la favolosa Fata Redgrave, per proteggerla dalle insidie del mondo: erano il mago Fjodor, signore della notte (del letto), e il negromante Ettore, padrone del giorno (della ciotola).
La principessa era benvoluta dal suo popolo (tranne che dalla duchessa del castello confinante, ma tant'é: trattasi solo di una volgarissima duchessa, quindi sticaz...) e dai suoi nobili amici (quasi tutti presenti sugli araldici elenchi di Facebook) e la sua vita proseguiva in modo sereno, grazie a tutte queste certezze consolidate e alle cospicue rendite e appannaggi di cui poteva disporre.
Ma un pericolo era in agguato. Un terribile pericolo di cui lei era all'oscuro... Malefiche forze tramavano contro di lei per strapparle il principato di Monte Mario e Torrevecchia, i suoi amici e la sua fata madrina (gatti/maghi inclusi).
Dovete sapere che a circa 109 chilometri (di cui 88 su strade a scorrimento veloce, secondo www.viamichelin.it) nell'oscuro regno Umbro, viveva un oscuro Signore, quel tanto vituperato sir Wild Boar, padrone di Lugnano, arciduca di In Teverina, depositario del Nulla assoluto, etc. etc. invidioso del potere e del prestigio della principessa Alessandra.
Parliamoci chiaro: una principessa vale più di un arciduca!
Ecco, sir Wild Boar voleva diventare una Principessa.
Le aveva studiate tutte: cerette a base di olio di Della Palma, maquillage con prodotti stregai, parrucche di capelli di fate, scarpe con fibbie e tacchi alti create dai druidi di San Brandano, vestiti con maniche a sbuffo dei più grandi stilisti del mondo delle ombre e non, sarti del calibro della Dea Donatella dai Capelli di Grano dorato, della Maga Miuccia dal Naso grifagno, del sorco Tom Ford... Tutto era stato inutile: lo spietato specchio parlante (alter ego di Anna Wintour di Vogue America) gli aveva rimandato solo la visione di una buffa caricatura di Grimilde. <<Solo uccidendo l'unica vera Principessa ed indossando la sua fatata collana di zip colorate potrai prendere il suo posto, assorbire la sua allure ed ereditare gatti, giardino, castello, fata madrina, amici e casa di Sabaudia, anzi no quella l'ha già ereditata la regina Lucia, sua sorella>>.
Ma come fare? Come poter uscire dall'oscuro regno senza essere riconosciuto? Impossibile!
Quando tutto sembrava perduto ecco l'occasione tanto attesa: la vera unica Principessa avrebbe graziosamente percorso quegli 88 km di strada a scorrimento veloce, per recarsi in visita ufficiale alla sua fata madrina.
Interpellato il solito specchio su una possibile strategia, questi rispose: <<la Principessa ha una spiccata sensibilità per gli animali, soprattutto cuccioli. Trasfòrmati in un tenero animaletto, tanto tenero da far sembrare i pupi di Anne Geddes dei volgari peluches, e piantati davanti al suo Landau. Grazie ai miei poteri divinatori posso già vedere il futuro: lei sbarrerà lo sguardo davanti a tanta indifesa tenerezza, farà fermare bruscamente il mezzo, aprirà lo sportello, si avvicinerà a te, piccolo tremante batuffolo di pelo (mi raccomando fingi di essere terrorizzato e pietrificato dallo spavento) e ti prenderà tra le sue amorevoli braccia, ti metterà un grande fiocco rosa intorno al collo e ti porterà con sé. In quel preciso istante riprenderai le tue forme e la ucciderai col tuo potente alito stregato! A questo punto tutto sarà compiuto: diventerai la nuova unica Principessa.>>
Elettrizzato dal vaticinio favorevole, sir Wild Boar sguinzagliò cornacchie e corvi della peggiore risma con l'ordine di sorvolare tutte le strade e di avvisarlo appena il landau della principessa fosse stato visibile. Nel momento esatto in cui ciò accadde, sir Wild assunse le mentite spoglie del tenero cinghialetto e si teletrasportò sull'acciottolato. Si accucciò come solo un cucciolo sa fare ed attese pazientemente la carrozza.
Eccola sbucare da dietro la curva, riconobbe il viso reale affacciato dal finestrino, intento a guardare il tetro paesaggio oscuro.
Gli occhiali della principessa puntarono il tenero animaletto terrorizzato a pochi metri dalla carrozza! <<Cocchiere ferma la corrozzaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!>> urlò, con lo sguardo sbarrato davanti a tanta indifesa tenerezza; aprì lo sportello, scese dal predellino, si avvicinò al piccolo tremante batuffolo di pelo e... con un colpo regale e ben assestato dello scettro sulla capoccia dell'animale lo fece stramazzare al suolo. Felice di tanta inaspettata fortuna, mise una grossa arancia in bocca al cinghialetto, lo caricò sulle sue amorevoli spalle, e lo portò con sé a casa della fata madrina, che, a causa della sua preveggenza, aveva già visto in sogno la scena, aveva avvisato il folletto-macellaio e fatto preparare un grosso spiedo.
La serata fu magica come al solito, le pietanze squisite, la compagnia fantastica e vissero tutti felici, sazi e contenti.
p.s Certi maligni dicono che la storia non sia andata proprio così, ma noi l'abbiamo sentita raccontare dall'argentina voce della nostra principessa e a questa versione noi crediamo.