Ieri sera ho visto un servizio al telegiornale. Un signore, tale Antonio Duca, dopo una vita di lavoro al nord come ferroviere, decide di tornare nel suo paese natio e, sorpresa, lo trova disabitato. Parlo di Craco in provincia di Matera, totalmente disabitato dagli anni Ottanta a causa di una frana verificatasi nel
1965. Ora il nuovo paese si trova più a valle, in località Peschiera. Ma sicuramente non avrà il fascino dell'antico borgo.Leggo su un sito locale: "[...] Accanto al progetto di attivare un centro di ricerca, sperimentazione, dimostrazione e formazione sui temi della difesa del suolo, del recupero edilizio e della protezione civile, vi è anche quello di attivare un Parco scenografico che legherebbe i valori paesaggistici e ambientali - utilizzati da cinema e tv – anche quelli culturali, artistici e multimediali facendone un luogo di produzione culturale con la nascita di atelier e botteghe per giovani artisti e artigiani [...]". Leggo e penso che con i tempi e la volontà italiani, tutto questo non avverà... Penso alla mia infanzia, quando in vacanza in Liguria, visitai con la mia famiglia il paesino di Bussana vecchia, abbandonato nell'Ottocento, a causa di un terremoto. Rimasi affascinato dalle botteghe di artisti (ceramisti, vetrai, falegnami) e di musicisti ricavate nelle case diroccate (e forse pericolanti): avevano le porte spalancate, un chiaro invito ad entrare, i gerani tra le crepe delle case, la musica che si diffondeva per le vie del borgo e le opere ben esposte. E la chiesa principale col tetto crollato, accoglieva grandi tele dipinte stese ad asciugare... Lì il recupero c'è stato, e non certo grazie alla burocrazia statale.
Penso ora ad un altro ricordo d'infanzia: Cavallerizzo. Com'era e com'è diventato.
Immagino l'emigrante che dopo 30 tornerà laggiù, quanto grande sarà il suo sconcerto e il suo dolore nel trovare un cancello che gli sbarra la strada: divieto di accesso. E se riuscirà ad entrare, muovendo a compassione uno dei tanti guardiani che si avvicendano all'ingresso, non voglio pensare alle sue lacrime mentre cammina per le strade deserte ritornando coi ricordi alle corse e ai giochi di bambino tra le "rrughe" di questo antico paese Arbëreshë.
Un ricordo che rischia di diventare un altro paese fantasma.

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