lunedì 28 luglio 2008

L'amore ai tempi del colera? No di Internet!

Ho letto di questa romantica storia sul sito della Reuters. E ho cominciato a sognare, peccato che alla fine non ci sia stato il tanto sperato lieto fine. Come si dice: la realtà è tutt'altra cosa.
<<Non ha avuto lieto fine la storia d'amore fiabesca di un web designer newyorchese, Patrick Moberg, e una ragazza australiana, Camille Hayton, a New York per lavoro, che lui aveva avvistato sulla metropolitana ed era riuscito a ritrovare grazie a internet. Oggi Moberg ha dichiarato al giornale Sunday Telegraph che i due sono usciti insieme per un paio di mesi, ma che si sono lasciati perché proprio non funzionava.
Moberg, ai tempi 21enne, aveva visto Hayton sulla metropolitana di New York e se ne era innamorato a prima vista, a tal punto da aprire un sito dove aveva lanciato un appello a chiunque conoscesse la ragazza della sua descrizione di contattarlo.
Nel giro di 48 ore era riuscito davvero a risalire a Camille, e in una città di 8 milioni di abitanti può sembrare un segno del destino.
I due erano stati al centro dell'attenzione dei media internazionali per un periodo, e poi il silenzio. Oggi la rivelazione: come spesso accade, hanno scoperto di non essere fatti l'uno per l'altra, nonostante l'inizio romanzesco della loro relazione>>
.
Il sito web è ancora attivo: http://www.nygirlofmydreams.com/

domenica 27 luglio 2008

Sagge Parole...

<<I secoli trascorreranno e gli scolari sbadiglieranno sulla storia dei nostri sconvolgimenti;
tutto passerà, ma la mia felicità, cara, rimarrà...
nei sorrisi di una coppia danzante, in tutto quello con cui Dio avvolge con tanta generosità la solitudine umana
>>
Vladimir Nabokov


L'ho letta, l'ho cercata, l'ho ritrovata. La regalo...
Alfredo Vattimo

mercoledì 23 luglio 2008

Filastrocca

Quando da piccolo chiedevo a mia nonna di raccontarmi una favola, lei mi prendeva in braccio, mi chiedeva di darle la mano e cominciava stiracchiandomi le dita, uno per volta cominciando dal più piccolo:
- mignolo: mi fa fami (ho fame);
- anulare: un n'avimu (non abbiamo nulla - da mangiare)

- medio: jamu 'rrubbamu (andiamo a rubare)

- indice: si ni vida lu patruni (se ci vede il padrone)

- pollice: ni lu liscia lu jippuni (ci bastona).

Ho pensato a mia nonna e mi sono commosso.
Mi manchi tanto.

lunedì 21 luglio 2008

"Re Lear" a terra nel par terre.

Ieri sera, armato di tappetino (perché il parterre è proprio per terra: in piedi o seduti) sono stato a teatro con alcuni amici (Anca, Gisella, Laura, Giovanni, Daniele, Stefano ed un amico di Laura) al Silvano Toti Globe Theatre di Roma (il link è alla fine).
Leggo e ciò che riporto pari pari in corsivo l'ho letto dalla locandina.
"[...] Il potere, in quel momento di caos assoluto, divenne assolutamente ingestibile. Ci ritroviamo di fronte ad una società in cui i vecchi cedono il potere perché la situazione è ormai incontrollabile e la deriva culturale ed umana è irreparabile. Il ricambio generazionale non è più possibile perché tutti i migliori istinti e le più alte necessità sono stati soffocati. I giovani, ostacolati in ogni modo dalle classi dirigenti e non educati ad un sano rapporto con la società, non seppero affrontare le responsabilità di governo e si persero in vani conflitti motivati da sfrenate ambizioni personali e velleitarismi. [...]"
Ma si parla della società di oggi?
No è lo specchio di quella del 1605, quando Shakespeare, riprendendo un tema già affrontato in passato da altri, compone il suo Re Lear. Lear è la tragedia dei padri incapaci di capire i loro figli, padri che sono “ciechi di fronte all’adulazione dei figli che li vogliono ingannare e ciechi di fronte alla devozione dei figli che invece li amano”. Il protagonista è interpretato da un attore di grande esperienza e spessore, Ugo Pagliai, chi non lo ricorda nell'Amaro caso della baronessa di Carini, sceneggiato Rai del 1975 (io non lo ricordavo, ma Giovanni e Gisella, ancora terrorizzata dalla sigla finale, sì).
La scenografia essenziale aiuta a concentrarmi sull'azione, sui gesti e sulle parole, che mi portano a momenti di un’emotività fortissima, pura e arcaica.
Mi è piaciuta la video proiezione come elemento innovativo al servizio della messa in scena per creare illusioni, tempeste improvvise, incubi, visioni notturne, pianure e spiagge immense su cui Lear consuma la propria follia.
Bravissimi tutti. Ho apprezzato particolarmente Cordelia, Regan e Goneril.
Alcune chicche:
- ho rivisto dopo 16 anni, come addetto all'accoglienza del teatro, Andrea Gambini un mio commilitone;
- Goneril era interpretata da Melania Giglio un'ex alunna elementare della mia amica Nella;
- al bar ho visto Mariangela Melato, un po' incarognita perché la ragazza del bar le aveva chiesto di fare la fila e lo scontrino.

sabato 19 luglio 2008

Partire è un po' morire?

E' vero che partire è un po' morire?
Credo proprio di no: per me partire è cominciare a (ri-)vivere. Questo pensavo l'altra sera, quando ho deciso di rimettermi in viaggio.... Credo che lo farò in autunno o al massimo in inverno; non so ancora dove andrò, probabilmente (sicuramente) lontano da Roma e dalla mia attuale "datrice di lavoro"! Il ricordo di alcuni aneddoti e citazioni a tema, mi hanno stuzzicato, mi hanno riacceso, hanno soffiato su quella fiammella che si stava spegnando, soffocata dalla certezza economica di uno stipendio fisso e di un tetto sopra la testa.
"All'orizzonte di quell'oceano ci sarebbe stata sempre un'altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposare e amare. Quell'orizzonte sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare" (Hugo Pratt)
"Non si viaggia per viaggiare, ma per aver viaggiato" (Alphonse Karr)
"E della birra mi godo l'amaro, seduto del ritorno a mezza via, in faccia ai monti annuvolati e al faro" (Umberto Saba)
"A chi mi domanda la ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quel che cerco" (Montaigne)
"Fuori in mare, mentre aspetti l'onda, stai come sospeso. Perchè la vedi gonfiarsi, ma finché non ci sei sopra non lo sai se è solo un'onda buona o se sarà l'onda perfetta. Nel dubbio fai del tuo meglio per non perderti la possibilità" (Ben Harper)
Ecco pensavo a tutto questo. E alla mia possibile prossima onda perfetta.

domenica 13 luglio 2008

Ewwiwa la Guzzanti e Travaglio.


Autogol o no ha avuto la "sfacciataggine" (e per me è un termine positivo) di dire su un palco quello che tutti noi ci diciamo sotto voce o cmq a voce non abbastanza alta ed incazzata. Capisco l'effetto boomerang e tutto il resto, ma spero che qualcuno si sia svegliato dal pigro torpore italico, tanto dell'uso privatistico di tutto ciò che c'è da usare da parte del berlusconi ne hanno parlato praticamente ed ampiamente tutti (soprattutto prima, durante e dopo le elezionigià dal 1994) ma non è bastato a metterlo alla porta.
Siccome io sono per le Sommosse-Rivoluzioni di fatto (oltre che per le coppie :-) e non per quelle concettuali, di principio e silenziose, quoto ancora la Guzzanti; tanto il fair play ed il dialogo istituzionale (tra i gatti e le volpi che ci governano) credo siano utili solo a loro stessi.