lunedì 21 luglio 2008

"Re Lear" a terra nel par terre.

Ieri sera, armato di tappetino (perché il parterre è proprio per terra: in piedi o seduti) sono stato a teatro con alcuni amici (Anca, Gisella, Laura, Giovanni, Daniele, Stefano ed un amico di Laura) al Silvano Toti Globe Theatre di Roma (il link è alla fine).
Leggo e ciò che riporto pari pari in corsivo l'ho letto dalla locandina.
"[...] Il potere, in quel momento di caos assoluto, divenne assolutamente ingestibile. Ci ritroviamo di fronte ad una società in cui i vecchi cedono il potere perché la situazione è ormai incontrollabile e la deriva culturale ed umana è irreparabile. Il ricambio generazionale non è più possibile perché tutti i migliori istinti e le più alte necessità sono stati soffocati. I giovani, ostacolati in ogni modo dalle classi dirigenti e non educati ad un sano rapporto con la società, non seppero affrontare le responsabilità di governo e si persero in vani conflitti motivati da sfrenate ambizioni personali e velleitarismi. [...]"
Ma si parla della società di oggi?
No è lo specchio di quella del 1605, quando Shakespeare, riprendendo un tema già affrontato in passato da altri, compone il suo Re Lear. Lear è la tragedia dei padri incapaci di capire i loro figli, padri che sono “ciechi di fronte all’adulazione dei figli che li vogliono ingannare e ciechi di fronte alla devozione dei figli che invece li amano”. Il protagonista è interpretato da un attore di grande esperienza e spessore, Ugo Pagliai, chi non lo ricorda nell'Amaro caso della baronessa di Carini, sceneggiato Rai del 1975 (io non lo ricordavo, ma Giovanni e Gisella, ancora terrorizzata dalla sigla finale, sì).
La scenografia essenziale aiuta a concentrarmi sull'azione, sui gesti e sulle parole, che mi portano a momenti di un’emotività fortissima, pura e arcaica.
Mi è piaciuta la video proiezione come elemento innovativo al servizio della messa in scena per creare illusioni, tempeste improvvise, incubi, visioni notturne, pianure e spiagge immense su cui Lear consuma la propria follia.
Bravissimi tutti. Ho apprezzato particolarmente Cordelia, Regan e Goneril.
Alcune chicche:
- ho rivisto dopo 16 anni, come addetto all'accoglienza del teatro, Andrea Gambini un mio commilitone;
- Goneril era interpretata da Melania Giglio un'ex alunna elementare della mia amica Nella;
- al bar ho visto Mariangela Melato, un po' incarognita perché la ragazza del bar le aveva chiesto di fare la fila e lo scontrino.

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