venerdì 22 agosto 2008

La favola della principessa e del tenero cinghiale.

C'era una volta, in un paese lontano lontano, una principessa. Troppo banale come inizio? Decisamente, banale...
C'era una volta in un paese lontano lontano la Principessa Alessandra (discendente dei pontefici Sisto I, Sisto II, Sisto III, Sisto IV, Sisto V, della magnificientissima gens dei SISTI). Viveva in uno splendido castello in cima al monte più alto del suo principato, quel Principato di Monte Mario e di Torrevecchia di cui hanno cantato fior fior di poeti, e governava saggiamente per grazia di Dio e volontà dei sudditi.
Il castello, circondato da uno splendido parco, cornice di feste e ricevimenti memorabili a base di humus rinforzato e di altre preziose prelibatezze, era sorvegliato da due felini magici, sotto le cui spoglie si nascondevano altrettanti potenti maghi, assunti dalla fata madrina della principessa, la favolosa Fata Redgrave, per proteggerla dalle insidie del mondo: erano il mago Fjodor, signore della notte (del letto), e il negromante Ettore, padrone del giorno (della ciotola).
La principessa era benvoluta dal suo popolo (tranne che dalla duchessa del castello confinante, ma tant'é: trattasi solo di una volgarissima duchessa, quindi sticaz...) e dai suoi nobili amici (quasi tutti presenti sugli araldici elenchi di Facebook) e la sua vita proseguiva in modo sereno, grazie a tutte queste certezze consolidate e alle cospicue rendite e appannaggi di cui poteva disporre.
Ma un pericolo era in agguato. Un terribile pericolo di cui lei era all'oscuro... Malefiche forze tramavano contro di lei per strapparle il principato di Monte Mario e Torrevecchia, i suoi amici e la sua fata madrina (gatti/maghi inclusi).
Dovete sapere che a circa 109 chilometri (di cui 88 su strade a scorrimento veloce, secondo www.viamichelin.it) nell'oscuro regno Umbro, viveva un oscuro Signore, quel tanto vituperato sir Wild Boar, padrone di Lugnano, arciduca di In Teverina, depositario del Nulla assoluto, etc. etc. invidioso del potere e del prestigio della principessa Alessandra.
Parliamoci chiaro: una principessa vale più di un arciduca!
Ecco, sir Wild Boar voleva diventare una Principessa.
Le aveva studiate tutte: cerette a base di olio di Della Palma, maquillage con prodotti stregai, parrucche di capelli di fate, scarpe con fibbie e tacchi alti create dai druidi di San Brandano, vestiti con maniche a sbuffo dei più grandi stilisti del mondo delle ombre e non, sarti del calibro della Dea Donatella dai Capelli di Grano dorato, della Maga Miuccia dal Naso grifagno, del sorco Tom Ford... Tutto era stato inutile: lo spietato specchio parlante (alter ego di Anna Wintour di Vogue America) gli aveva rimandato solo la visione di una buffa caricatura di Grimilde. <<Solo uccidendo l'unica vera Principessa ed indossando la sua fatata collana di zip colorate potrai prendere il suo posto, assorbire la sua allure ed ereditare gatti, giardino, castello, fata madrina, amici e casa di Sabaudia, anzi no quella l'ha già ereditata la regina Lucia, sua sorella>>.
Ma come fare? Come poter uscire dall'oscuro regno senza essere riconosciuto? Impossibile!
Quando tutto sembrava perduto ecco l'occasione tanto attesa: la vera unica Principessa avrebbe graziosamente percorso quegli 88 km di strada a scorrimento veloce, per recarsi in visita ufficiale alla sua fata madrina.
Interpellato il solito specchio su una possibile strategia, questi rispose: <<la Principessa ha una spiccata sensibilità per gli animali, soprattutto cuccioli. Trasfòrmati in un tenero animaletto, tanto tenero da far sembrare i pupi di Anne Geddes dei volgari peluches, e piantati davanti al suo Landau. Grazie ai miei poteri divinatori posso già vedere il futuro: lei sbarrerà lo sguardo davanti a tanta indifesa tenerezza, farà fermare bruscamente il mezzo, aprirà lo sportello, si avvicinerà a te, piccolo tremante batuffolo di pelo (mi raccomando fingi di essere terrorizzato e pietrificato dallo spavento) e ti prenderà tra le sue amorevoli braccia, ti metterà un grande fiocco rosa intorno al collo e ti porterà con sé. In quel preciso istante riprenderai le tue forme e la ucciderai col tuo potente alito stregato! A questo punto tutto sarà compiuto: diventerai la nuova unica Principessa.>>
Elettrizzato dal vaticinio favorevole, sir Wild Boar sguinzagliò cornacchie e corvi della peggiore risma con l'ordine di sorvolare tutte le strade e di avvisarlo appena il landau della principessa fosse stato visibile. Nel momento esatto in cui ciò accadde, sir Wild assunse le mentite spoglie del tenero cinghialetto e si teletrasportò sull'acciottolato. Si accucciò come solo un cucciolo sa fare ed attese pazientemente la carrozza.
Eccola sbucare da dietro la curva, riconobbe il viso reale affacciato dal finestrino, intento a guardare il tetro paesaggio oscuro.
Gli occhiali della principessa puntarono il tenero animaletto terrorizzato a pochi metri dalla carrozza! <<Cocchiere ferma la corrozzaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!>> urlò, con lo sguardo sbarrato davanti a tanta indifesa tenerezza; aprì lo sportello, scese dal predellino, si avvicinò al piccolo tremante batuffolo di pelo e... con un colpo regale e ben assestato dello scettro sulla capoccia dell'animale lo fece stramazzare al suolo. Felice di tanta inaspettata fortuna, mise una grossa arancia in bocca al cinghialetto, lo caricò sulle sue amorevoli spalle, e lo portò con sé a casa della fata madrina, che, a causa della sua preveggenza, aveva già visto in sogno la scena, aveva avvisato il folletto-macellaio e fatto preparare un grosso spiedo.
La serata fu magica come al solito, le pietanze squisite, la compagnia fantastica e vissero tutti felici, sazi e contenti.
p.s Certi maligni dicono che la storia non sia andata proprio così, ma noi l'abbiamo sentita raccontare dall'argentina voce della nostra principessa e a questa versione noi crediamo.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

beh la storia non è andata esattamente così, ma questa versione ci (pluralis maiestatis) piace di più, soprattutto per il finale (cinghiale allo spiedo ;-)).
Mi sono ammazzata dalle risate e insisto nel ripetere che dovresti curare di più la tua vis creativa :-))
Bacio
Princess Alessandra

Anonimo ha detto...

.\k\p

Anonimo ha detto...

< la storia e' bella\ COMPLIMENTI !!!
...mi permetto di suggerirti due cose.......
'quella' che tu chiami 'principessa di Monte Mario.......' in realta'
e' SOLO la 'principessa di via Palmiro Togliatti e della marana'
e VERRA' RICACCIATA da dove e' venuta.
i due felini......sono solo 2 sacchi di pulci .............BEN ALTRA COSA SONO QUELLE DUE NOBILI CAGNOLINE FATATE (MESSI e MINU' ) affiliate alla banda di Robin-hippo-Hood ...........

ROBIN-HIPPO-HOOD

Anonimo ha detto...

la storia e' bella \COMPLIMENTI.
..vorrei solo segnalarti alcune cose...............................

"quella" che tu chiami "principessa di M. Mario...."e' un'urpatrice\mendace\gattara.....
....in realta' lei e' la "principessa di Cinecitta'e di tutte le marane"
VERRA' RICACCIATA DA DOVE E' VENUTA !!!! \\\\\\\\
...... i due felini di cui parli...
non hanno nulla di "magggico" sono
solo 2 insulsi sacchi di pulci.....
..................................
mentre due stupende cagnoline fatate (che tu dimentichi di citare)Messi e Minu'......combattono al mio fianco
contro L'usurpatrice ....(che e' solo principessa di "cinecitta' e di tutte le marane ")...e contro i suoi fetidi\stolti\maramaldi\insulsi\felini.
nessuno\a alla fine potra' salvare
dall'esilio colei che ha gettato fango sul nobile casato dei Sisti

Robin-hippo-Hood

Anonimo ha detto...

Nobile gente del Principato di Monte Mario e Torrevecchia cacciamo
dalle nostre terre benedette la
maramalda semiprincipessa Alessandra che dalle fetide capanne del "principato delle marane" ha
portato la sua non gradita presenza
nei nostri quartieri.
Unitevi alla banda di Robin -hippo-Hood e a Messi e Minu'.
E' solo questione di tempo e la
manderemo dal mandarino Zao che ha comprato il suo (ex) regno per quattro baiocchi.

Anonimo ha detto...

MA CHI è QUESTO ROBIN - HAPPY HIPPO - HOOD CHE ODIA TANTO LA NOSTRA PRINCIPESSA?

Anonimo ha detto...

In realta' mi ama, ma vuole nasconderlo ;-) Dietro le sue spoglie si cela un abitante di Monte Mario, che ha avuto la fortuna di ritrovarmi come vicina di castello. Ma comunque la cosa importante qui no e' la Principessa, ma il creatore della favola, che io continuo a stimare un genio e invito nuovamente a sfuttare la propria vis creativa :-)))
Princess Alessandra

Anonimo ha detto...

Ciao Alfredo ,
rinnovo i complimenti per la storia. Robin-hippo-Hood non odia
"la vostra principessa"............
in realta' sono un suo amico.....ANZI SOLO un suo conoscente(E CI TENGO A RIBADIRLO)
il fatto e' che vivevo libero e felice.......nel mio territorio
fino a quando non e' comparso l'incubo ("quella" che voi chiamate principessa).
una volta e' rimasta chiusa fuori di casa.......un' altra doveva buttare tonnellate di detriti.....
poi non sapeva montare l'ombrellone
.........poi non aveva il martello
.........stava malata e non aveva cibo\medicine......ecc ecc.( e sai a chi ha chiesto aiuto ????? )
PUOI COMPRENDERE CHE SIA SORTO SPONTANEAMENTE UN MOVIMENTO PER RIMANDARLA.......da dove era venuta
.......tra l'altro loda i suoi due gattacci e sparla dei delle deliziose cagnoline che io adoro.
Citando il famoso Le Pandolf.......
\\\\\Donna se tu vivessi in Australia
sarei il tuo miglio amico.........
ma spererei sempre nei coccodrilli.\\\\


Robin-hippo-Hood

Anonimo ha detto...

La regina Lucia, dai suoi Feudi del Nulla di piazza dell’Indipendenza (orrore! trattasi forse di indipendenza del volgo e del popolo?), è costernata nell'udire che si attribuisca pubblicamente un comportamento sì poco nobile alla Principessa, notoriamente donna di morigerati e gentili costumi.
Voglio quindi riportare la vera storia al nostro arguto Aedo, così come mi fu riferita dalla regina Lucia in persona.
...Il cocchio avanzava veloce sotto il sole, scorrendo le amene colline della valle Tiberina in un giorno di festa. La Principessa e la sua Corte commentavano testé il delizioso svago da poco tenutosi ai piedi della storica fontana del Colicchio, unico posto in cui l’acqua sgorga sempre lieve, così da dissetare villici e nobili del paese. Si faceva provvista d’acqua con molti e molti orci, e nel parlare, or con l’uno, or con l’altro, del misterioso sortilegio che teneva stretto il paese nella morsa della sete, proprio nel mattino di festa!, si vociferò che un orrido personaggio (forse Sir Wild Boar? forse qualcun altro?) avesse avocato a sé tutte le acque, dalle cisterne fino alle più povere ciotole.
La Principessa e la sua Corte, tuttavia, sorridendo leggiadre, non si crucciarono del piccolo contrattempo che, anzi, aveva consentito loro di entrare più a contatto con le vere istanze del popolo, e ripresero il cammino dopo aver assicurato una cospicua quantità d’acqua alle proprie cisterne.
Ad un tratto, tra la sorpresa e il raccapriccio generale, il cocchiere frenò additando un ammasso deforme che giaceva in terra, in una pozza di sangue. Un levriero fuggito veloce incontro alla sua sorte? E il cocchio investitore, ...vettura assassina!, cosa pensava di fare, a questo punto?
Il brivido della morte violenta si propagò immediato tra le fanciulle assise: la Fata Redgrave si chiedeva quale delle creature animali a lei care fosse stata sacrificata, la fragile Lucia, sulla cui sensibilità non vorrò soffermarmi, fu travolta dalla pena, e sentendosi mancare, incitò i presenti ad andare via, andar via!, per pietà!...
La Principessa, in cotanto clamore, era visibilmente confusa: quali pensieri le attraversavano la mente? Guardava silenziosa la scena e si chiedeva cosa fare: la morte, la vita fugace, il mistero della natura che sì feroce chiedeva oggi il suo tributo davanti ai suoi occhi! Lì, proprio lì, in immobili e scure spoglie, si parava un cadavere!L’animo poetico che albergava nella Principessa rimembrava versi di poeti lontani, versi di amore e di gioia, inni alla vita che splende rigogliosa per ciascuno di noi. Ed ora... Guardava le spoglie scure, molto scure e pelose, che si allontanavano alla sua vista, mentre il cocchio riprendeva mesto la sua corsa.
Dal finestrino poteva vedere ormai poco. Ma quel poco la colpì come una spada tagliente: UN CINGHIALE! Implorò di fermarsi, di tornare indietro, di fare qualcosa, insomma!, non si poteva lasciare in terra un cinghiale, ma i gitanti non le diedero ascolto, ormai presi da antichi e mirabili racconti di caccia.
Intanto, passavano le ore, e la Principessa era sempre più silenziosa, lo sguardo perso oltre i tetti che si stagliavano nel piccolo paese, la mente lontana, forse a rincorrere tristi leggende cavalleresche, di falconieri e di uccelli, incurante delle voci di festa che si levavano per festeggiare la fine del sortilegio dell’acqua. Si vociferava che l’animale dalla peluria così folta e abbondante altri non fosse che il Potestà del vicino paese di Porchiano, uomo di parlantina e di facile denaro, deriso per la sua altezza e per i pochi capelli, un potente che mirava a costruire Lugnano2 ed ornarlo di fonti cristalline per i suoi bagni: per far questo, non aveva esitato a rivolgersi ai peggiori negromanti, i quali, tuttavia, confondendo le località da prosciugare con una volgare esortazione* lo avevano punito trasformandolo in un cinghiale impazzito, un cinghiale, però, dalla folta chioma bruna.
Ma la Principessa era sempre più chiusa in un dolore indecifrabile, espressione che tradiva appena un pensiero, che di ora in ora diventava per lei più chiaro, sempre più chiaro...finché la Principessa prese improvvisamente la parola nel consesso vociante della Corte, chiedendo il silenzio: “ma ve rendete conto quanto de quanto poteva esse bbono quel cinghiale, de quante sarsicce ce se potevano fa’???”
* n.d.r: (“dove, a Porchiamo?”): questo errore di traslitterazione avvenne realmente durante un colloquio tra la Principessa e Monna Laura, in occasione di festeggiamenti nel paese di Lugnano e di Porchiano.

Anonimo ha detto...

Stupendo commento! Quanto può essere diversa la favola dalla realtà....