lunedì 21 aprile 2008

Pomeriggio sull'Appia Antica



Oggi pomeriggio, dopo aver dormito 4 ore per riprendermi da turno di notte, dopo un ottimo pranzetto a base di pasta agli asparagi, vino, salumi, formaggi e fichi d'india, sono andato con Giovanni al Parco dell'Appia antica.
A piedi da casa mia fino a largo Preneste, caffè al bar, autobus 409 fino ad Arco di Travertino, un altro autobus (660) fino al capolinea (Cecilia Metella) proprio sull'Appia.
Ogni pietra dell'antico tracciato tarsmetteva Storia: i marmi trafugati e ricollocati, magari utilizzati come pietra da costruzione delle ville e delle abitazioni di qualche nababbo. Che un poco invidio.....
La gente che abbiamo incontrato mi sembrava molto serena, si godeva sia la giornata di sole che la tranquillità e l'amenità del luogo.
Pensare di veder pascolare un gregge di pecore, o il nido abbandonato da qualche famiglia di volatili, oppure sentire i versi di un tacchino e quelli di un fagiano a due passi da Roma è stata una bella e inaspettata scoperta.
Ho proposto a Giovanni, che fa il botanico, un lavoro di ricerca su questo percorso.
Sarebbe interessante, secondo me, studiare i soggetti floreali scolpiti nel marmo dei fregi delle tombe che costeggiano l'Appia antica, cercare di individuarne le specie, risalire ad antiche simbologie e credenze, scoprirne eventuali usi officinali o semplicemente decorativi.
Il tutto al fine di creare un opuscolo didattico per grandi e piccoli capace di stuzzicare la curiosità per la Storia attraverso le piante.
Al complesso di Cecilia Metella, che comprende sia il maestoso sepolcro di questa matrona romana (probabilmente uccisa dal marito, che per sviare i sospetti da sè e su consiglio di un avvocato Taormina del tempo, lo fece erigere) che il castello Caetani, ci siamo arrivati al tramonto quando la luce crepuscolare sui bianchi marmi produce effetti fantastici e romantici, nel senso "romantico" di Sturm und Drang.
Io e il Giovanni ci siamo chiesti se la chiesetta di fronte al complesso fosse tardo romanica o già gotica. Abbiamo dibattuto sul rosone, sul campanile, sulle finestre a sesto acuto e a tutto sesto, bifore comprese, ma non ne siamo venuti a capo, il giusto compromesso a cui siamo giunti è stato: si tratta sicuramente di tardo romanico/"presto" gotico.
L'unica nota negativa: incontriamo una coppia di fidanzati (?), lei a terra e lui che la riprende col telefonino, probabilmente ubriachi entrambi nella migliore delle ipotesi, che ad un certo punto cominciano a darsele di santa ragione: con la coda dell'occhio vedo lui che la atterra nuovamente con un colpo ai fianchi.
La ragazza (abbiamo scoperto chiamarsi Cecilia) stramazza al suolo, batte la testa e comincia a chiedere aiuto. Ci avviciniamo in quattro, un signore lì presente chiama un'ambulanza (mai arrivata), cerchiamo di capire se riesce a muoversi e cosa sia successo; ha un labbro e il viso gonfi. Il ragazzo, si chiama Giovanni (occhi iniettati di sangue, probabilmente a causa di un trauma al naso, che è vistosamente bendato), minimizza dicendo: <<Tranquilli, non è niente, è lei che esagera! E' 'natleta!>> ci allontaniamo spostandoci sulla strada per aspettare l'ambulanza. La ragazza, Cecilia, si rialza, cerca di lavarsi il viso, poi sferra un debole attacco e se ne va dicendo che sarebbe tornata a casa.... Il ragazzo, Giovanni ringrazia, raccatta la sua mountain bike, spolvera la sua giacca di lino marrone con la tasca strappata e si allontana dicendo: <<Grazie,ora arriva mio padre e la riaccompagna a casa, tanto abitiamo qua dietro.>>
A me sembrano ciucchi entrambi. Ripenso all'invidia che ho provato vedendo le ville e dico a me stesso: <>
Non certo ricco, senza dubbio, ma sobrio al punto giusto per ubriacarmi solo della mia serenità

2 commenti:

Anonimo ha detto...

me cojons! :-) Bella l'ultima frase! e alcuni brani mi sono piaciuti parecchio. Scrivi bene. Alex

un alfredo a caso... ha detto...

:-) grazie cara!