Dopo l’approvazione dell’ultima legge finanziaria il Paese è stato attraversato da una profonda indignazione, in quanto è stato per l’ennesima volta ribadito il concetto che a pagare, nel senso di sborsare i denari, è sempre il ceto medio, gli operai e le famiglie. Esenti da tutto questo i calciatori (che hanno pure scioperato), i politici (che non hanno rinunciato a nessun privilegio), la Chiesa cattolica (idem come i politici) e i soliti ricchi. Qui a Roma, lo scorso 15 settembre, sotto le finestre della Camera dei Deputati, mentre nell'aula andava in scena il voto sulla manovra, un presidio organizzato dai sindacati di base e dai movimenti organizzati veniva attaccato dalle forze dell’ordine fino allo sgombero completo. Gli incidenti a Montecitorio, così come quelli del 7 settembre al Senato, sono il segnale di un forte malessere tenuto vivo da un Governo incapace che mira a proteggere le rendite e i patrimoni. A piazza Montecitorio sembrava di essere tornati alla seconda metà degli anni Settanta, quando la rabbia accumulata dal 1968 in poi deflagrava come una bomba attraverso gli scontri con la polizia e i fascisti.Seppure io non abbia vissuto quegli anni in quanto pargolo, ne ho sempre sentito parlare in casa dai racconti di mio padre, ex sindacalista alla FIAT Mirafiori negli anni settanta. Mi parlava degli scontri, delle lotte, delle spranghe, mi raccontava di quando due giovani sconosciuti si sono presentati alla porta di casa nostra a Torino cercando mio padre. Mia madre, ventiseienne, sola in casa e incinta di me, dallo spioncino del portone vide che uno dei due teneva un piede tra le porte dell’ascensore per bloccarlo e cominciò silenziosamente a piangere sedendosi a terra mentre i giovani in completo di velluto le dicevano: signora apra tanto lo sappiamo che suo marito non è in casa… e di quando l’anno successivo un nucleo delle BR sequestra Bruno Labate, segretario provinciale della CISNAL, che viene rapato, interrogato, imbavagliato e quindi, dopo quattro ore, alle 13,30 ora del cambio di turno, viene abbandonato legato ad un palo di fronte all'ingresso della FIAT Mirafiori. E ancora molto sarebbe successo… Ecco, nonostante l’orrore per il sangue versato nel corso di quegli anni bui, ho sempre sostenuto che il tempo delle colombe era finito e che per vincere e spazzare via questa classe politica poco dirigente e molto corrotta c’era bisogno del ritorno dei falchi.
Volevo sapere altre cose, non solo il punto di vista dei cittadini impauriti (mia madre) e dei protagonisti disarmati (mio padre sindacalista) delle lotte politiche, volevo sapere cosa pensava chi era dall’altra parte della barricata in quei giorni, chi bussava all’uscio della porta di mia madre facendola piangere. Ecco che cosa è venuto fuori.
F. inizia la sua militanza politica come studente impegnato nel Movimento Studentesco. Continua il suo impegno politico attivo tra le fila di Lotta Continua, dove milita per due anni. Il passaggio successivo è verso Autonomia Operaia, un movimento della sinistra extraparlamentare attivo fra il 1973 e il 1979 che nasce come "area" nella quale confluirono alcuni esponenti dei movimenti della sinistra extraparlamentare o sinistra rivoluzionaria in opposizione alla sinistra riformista. In questa fase si definisce autonomo/cane sciolto.
Alla luce dei fatti recenti, credi che la lotta, in senso letterale, sia una strada ancora percorribile?
Sono anni che ho abbandonato la lotta politica, non ci credo più, ma se qualcuno avesse qualche proposta credibile e fattibile sarei tra i primi ad aderire. Personalmente cerco di tralasciare il sociale per il privato, privilegio i rapporti a due alle ammucchiate giovanili, preferisco passare una notte a parlare con un amico, anche di cazzate, che un incontro numeroso di amici/conoscenti; sono sempre più convinto che la serenità e la tenerezza umana (sempre più scarsa) si raggiungono sapendo ascoltare, dedicando un poco del nostro tempo ai rapporti veri, semplici…
In linea di principio condivido. per quanto riguarda la lotta politica credo che dopo gli anni 70 non ci sia stato più nulla. La gente non si indigna più neppure davanti ai furti dello Stato, davanti all'odio per il prossimo, davanti ai privilegi della chiesa bastarda l'indolenza degli italiani è quasi vomitevole; se fossi nato vent'anni prima sarei stato un brigatista sanguinario ne sono convinto. Che ne pensi?
Caro Alfredo mi fai una tenerezza incredibile a leggerti. I brigatisti hanno lasciato tracce sanguinarie e ferite, a quel movimento vengono addossate le responsabilità di questo pauroso regresso in cui ci siamo infilati; episodi così efferati ci hanno portati al cinismo e all'indolenza: siamo come vaccinati all'indignazione, siamo assopiti anzi anestetizzati: ingoiamo tutto; credo si debba agire nel quotidiano sempre, per esempio divulgare le porcate della chiesa cattolica a quanti ancora ingenuamente vanno a messa e tante altre piccole "quotidianità".
Credo che la lotta di quegli anni ad un certo punto abbia perso il controllo si è passato dalla lotta politica, intesa come Rivoluzione, alla lotta armata, intesa come Terrore (parafrasando quella francese). Quando le vittime sono diventate persone del popolo e non i tiranni del Popolo ecco che le cose sono precipitate. Hai una ricetta per una lotta non cruenta?
Boicottare sempre, io non ho il televisore per scelta, non voglio farmi lobotomizzare dai programmi idioti; la spesa cerco di farla dai contadini per accorciare la filiera di parassiti e avvelenatori; se riesco compro vestiti di seconda mano e soprattutto mai di marca: sono altri guadagni che vanno a marchi che sfruttano il lavoro minorile nei Paesi emergenti. Quando ascolto qualcuno che ha militato politicamente in quegli anni riesco a sentire ancora la passione, gli ideali la forza delle parole e dei concetti che oggi non si sentono più. Hai ragione, io c'ero, ho fatto i cortei, ho vissuto gli scontri con le forze dell'ordine, credevo in un mondo migliore, credevo che l'avrei visto perchè lo stavo creando con tutti i compagni, ma ho anche visto persone perdersi, amici spariti e ancora amici usciti di testa per le botte prese, per il terrore vissuto, ho i segni sulla coscia di una violenza subita, allora questo era uno sprono ad andare avanti, sapevo di essere dalla parte giusta! Anch'io!
Ma dove ha portato tutto questo? Dove abbiamo sbagliato? dov'è il mondo migliore? Dov'è la fantasia al potere? La vita e l'umanità sono sempre gestite dai potenti, pensi di esserti ripreso un poco di quel che ti spetta, ma i padroni del mondo hanno solo allentato la corda per poi stringerla ancor di più!
E' stato bello perchè in quegli anni mi sentivo parte del tutto, perchè non dormivo mai, da un collettivo all'altro, stava cambiando il mondo ed io c'ero! Ma poi? Il fiume in piena si è separato in tanti rigagnoli che sono andati a morire tra le sabbie del deserto e spesso quelli in prima linea (non tutti per fortuna!) con i soldini di famiglia ora sono inseriti in posti di prestigio, mentre i leader figli del proletariato sono spariti!!! Rimessi al loro posto o peggio dal sistema che non è purtroppo cambiati!
F. mi fai piangere perché quello che dici è tragicamente vero. Cosa ti manca di quei giorni, di quegli anni?
Mi mancano tante cose, mi manca la leggerezza con cui affrontavo la vita, ma anche la gravità con cui facevo fronte alle discussioni, mi manca il pathos, mi manca la gioia e la sofferenza, mi mancano Paolo, Gabriele, Riccardo, Giuppa, Laura, Caterina e Marcella, mi mancano loro i miei amici! Ci siamo persi, non con tutti, ma quelli che vedo ancora sono cambiati e mi chiedo se anche loro vedono in me questo profondo cambiamento! Sono isole circondate da un mare in tempesta ed ho paura che facciano la fine delle Maldive, lentamente sommersi: eravamo giovani ed eravamo belli, eravamo ribelli, ora siamo dei vinti, dei rassegnati. Ho fatto un patto con me stesso e mi accetto, non mi faccio schifo, sono felice dei giorni, ma pensavo di avere il mondo davanti a me e che lo avrei conquistato…
Alla fine ho conquistato una casetta immersa nella natura e sei splendidi mici!
La storia dell'Italia per come sono gli italiani non degenererà in una rivoluzione stile paese arabo, gli italiani che stanno male sono tanti ma gli studenti delle superiori con l'aiuto di mamma e papà non stanno così male, sono rassegnati, pensano a qualche raccomandazione per avere un posto di lavoro! I laureandi pensano ad espatriare, gli operai alla cassa integrazione che non finisca tanto presto, le casalinghe a cambiare canale, e quelli che vorrebbero cambiare l'Italia per ora aspettano che muoia il tiranno, non sapendo che ve ne sono almeno altri cento pronti a prenderne il posto.
Io vorrei che un onesto avesse la capacità di andare in Parlamento, anzi più di uno, ma temo che appena arrivati su quegli scranni si scorderanno di essere onesti e il peggio prevarrà.

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